Le piccole e medie imprese italiane investono sempre di più nella trasformazione digitale, ma tra la disponibilità a spendere e la capacità di integrare stabilmente le nuove tecnologie rimane ancora una distanza significativa.
Secondo l’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, il 54% delle PMI italiane investe con decisione nelle tecnologie digitali, mentre solo il 19% adotta tecnologie avanzate in modo strutturato. Il dato descrive un sistema produttivo nel quale la consapevolezza cresce più rapidamente della capacità di trasformare l’innovazione in un nuovo modo di lavorare. (Fonte: Osservatori Digitali PoliMi)
È proprio all’interno di questa distanza che la logistica diventa un banco di prova particolarmente concreto.
Flussi di materiali, scorte, approvvigionamenti, ordini e rapporti con i fornitori attraversano ogni giorno più reparti e coinvolgono attività operative, dati e responsabilità differenti. Quando il processo non è sufficientemente organizzato, la tecnologia rischia di aggiungersi a procedure già frammentate, invece di semplificarle.
Da questa riflessione è nato l’evento “Logistica digitale per PMI. Strumenti per gestire flussi, scorte e approvvigionamenti”, organizzato il 14 luglio nella sede di Make Group a Scorzè e riservato a imprenditori, amministratori, manager e responsabili di funzione.
L’incontro ha riunito competenze accademiche, manageriali e operative. Sono intervenuti Roberto Panizzolo, docente di Operations e Supply Chain Management dell’Università degli Studi di Padova, Kevin Tolaini, Purchasing manager di OEM Ali Group, Giacomo Piva, Responsabile dello sviluppo prodotto di KanbanLogiQ, e Matteo Busato, CEO di Make Group.
Il programma ha affrontato l’evoluzione dei modelli organizzativi, la riduzione degli sprechi, un caso di logistica snella, il Kanban digitale e il passaggio da una gestione manuale a un processo digitalizzato.
Indice dei contenuti
Investire non significa trasformare
Il dato del Politecnico di Milano mostra che una quota rilevante di PMI ha compreso il ruolo del digitale nella competitività. Il problema riguarda il passaggio successivo.
Una tecnologia può essere acquistata e installata senza diventare una componente stabile del processo aziendale. Può restare confinata a un ufficio, dipendere dall’iniziativa di una persona o convivere con fogli Excel, comunicazioni informali e controlli manuali.
La ricerca più recente dell’Osservatorio conferma inoltre una forte polarizzazione negli investimenti: nel 2025 il 24% delle PMI ha investito intensamente nel digitale in tutte le aree aziendali, mentre un ulteriore 27% ha concentrato le risorse su alcune priorità. Lo stesso Osservatorio sottolinea la necessità di rendere gli investimenti tecnologici accessibili e collegati alle reali necessità dell’impresa.
Per una PMI, partire da un ambito circoscritto può essere il modo più realistico per avviare la trasformazione: individuare un processo critico, ricostruirne il funzionamento, eliminare i passaggi superflui, chiarire le responsabilità e introdurre uno strumento proporzionato al problema.
La logistica è un banco di prova perché rende immediatamente visibili gli effetti delle inefficienze: materiali mancanti, ordini urgenti, scorte difficili da controllare, tempo impiegato nei conteggi, interruzioni operative e informazioni disperse tra persone e strumenti diversi.

Roberto Panizzolo, docente di Operations e Supply Chain Management dell’Università degli Studi di Padova
Cosa hanno indicato gli imprenditori presenti
Durante l’incontro, Make Group ha sottoposto ai partecipanti un questionario dedicato alle sfide strategiche delle imprese, allo stato della digitalizzazione e all’urgenza di intervenire sui processi.
Si tratta di uno strumento qualitativo che permette di osservare quali problemi vengono maggiormente collegati dagli imprenditori veneti alla trasformazione digitale.
Tra le criticità proposte figuravano:
- sprechi e inefficienze in logistica e produzione;
- processi ancora manuali negli uffici;
- dati numerosi ma poco organizzati;
- ruoli e responsabilità non sempre chiari;
- dipendenza dell’impresa dalla presenza dell’imprenditore.
Le risposte non hanno individuato una sola criticità dominante. Hanno piuttosto delineato un insieme di problemi collegati: attività manuali, informazioni frammentate, inefficienze operative e difficoltà nel rendere l’azienda meno dipendente dalle conoscenze delle singole persone.
Il quadro emerso è coerente con la tesi più ampia: la digitalizzazione produce valore quando entra in un processo comprensibile, condiviso e governato.

Kevin Tolaini, Purchasing manager di OEM Ali Group
Perché la logistica mette subito alla prova l’organizzazione
Nella logistica, ogni disallineamento diventa rapidamente visibile.
Un materiale che termina senza essere segnalato può fermare un’attività. Un ordine inviato in ritardo genera urgenze. Una scorta sovradimensionata immobilizza risorse. Un’informazione non aggiornata costringe le persone a controllare, telefonare e ricostruire la situazione.
Spesso tali problemi vengono affrontati aggiungendo file, email, controlli e responsabilità informali. Il processo continua a funzionare, ma richiede più tempo, più attenzione e la presenza costante di poche persone chiave.
Digitalizzare significa trasformare un’informazione affidata alla memoria o a un controllo manuale in un dato generato durante l’attività operativa. Per farlo, il software deve essere configurato intorno a un flusso definito.
Occorre stabilire quando parte il riordino, chi genera l’informazione, quale quantità deve essere ripristinata, quale fornitore deve ricevere l’ordine e chi conferma la consegna.
Senza queste regole, anche lo strumento più evoluto rischia di limitarsi a digitalizzare l’incertezza.
Dal processo manuale al Kanban digitale
Durante l’evento, questo principio è stato mostrato attraverso KanbanLogiQ, sistema digitale per la gestione degli acquisti, del magazzino e dei riordini.
Quando un materiale si esaurisce, l’operatore scansiona il barcode. Il sistema genera l’ordine di ripristino, lo invia al fornitore e aggiorna la scorta alla consegna.
Il passaggio decisivo è la connessione immediata tra ciò che accade fisicamente in magazzino e l’aggiornamento dell’informazione. Il dato nasce nel momento operativo, senza richiedere conteggi successivi o ulteriori comunicazioni.
KanbanLogiQ consente inoltre di visualizzare i materiali disponibili, quelli in esaurimento e quelli già riordinati. Può essere introdotto gradualmente, partendo da una scaffalatura, da un reparto o da un numero limitato di articoli.
In questo modo, lo strumento diventa la traduzione digitale di un processo già analizzato e organizzato.

Giacomo Piva, Responsabile dello sviluppo prodotto di KanbanLogiQ
La tecnologia deve diventare un modo stabile di lavorare
Il divario tra il 54% delle PMI che investe nel digitale e il 19% che adotta tecnologie avanzate in modo strutturato non si riduce aumentando il numero dei software presenti in azienda, ma quando l’investimento modifica concretamente il lavoro quotidiano.
Un’adozione è strutturata quando parte da un problema riconosciuto, coinvolge chi opera nel processo, definisce regole e responsabilità, genera dati utilizzabili, riduce i passaggi manuali e continua a funzionare senza dipendere dall’iniziativa individuale.
La logistica diventa un banco di prova perché obbliga l’impresa a verificare se l’innovazione resta una promessa o diventa un comportamento operativo.

Matteo Busato, CEO di Make Group
Cominciare da un processo concreto
Per una PMI, la trasformazione digitale può iniziare da un processo quotidiano e misurabile, come il riordino dei materiali.
La scelta di un ambito circoscritto permette di contenere la complessità, coinvolgere direttamente gli operatori, osservare gli effetti e creare le condizioni per estendere il metodo ad altri reparti.
È la direzione emersa dall’incontro organizzato da Make Group: prima dello strumento vengono l’analisi del processo, la riduzione degli sprechi e la definizione di un sistema semplice da utilizzare.
Solo a quel punto l’investimento tecnologico smette di essere un’aggiunta e diventa parte dell’organizzazione.
La distanza tra chi investe e chi adotta il digitale in modo strutturato si colma partendo dal processo nel quale la tecnologia può generare il primo risultato concreto.



